giovedì 23 ottobre 2014

Diario da "UN CIRCO DI PAESE" - 20 OTTOBRE 2014 - Sessione 2: All'italiana, nove metri, un pagliaggio (con incidente) e video-intervista per Musicraiser

Prima di arrivare in studio ci siamo detti "va bene prendersela comoda, ma vediamo di farne almeno un paio buone", che per noi significa metter da parte almeno due registrazioni corrette delle canzoni, per poter poi provare dei mix piuttosto che inserire delle nuove riprese vocali e/o altri strumenti - perchè questa volta gli ospiti ci saranno, eccome -.

L'idea era quella di partire con "All'italiana", pezzo che suoniamo dal vivo da un bel pò, breve, incisivo, (probabile apertura del disco), una cosa "toccata e fuga".

L'abbiamo presa sottogamba; l'abbiamo registrata ma, complice il fatto che non incidiamo col metronomo, il pezzo è pieno di pause "a respiro" e io e Valentina suoniamo in due sale separate, senza contatto visivo, ci sono voluti almeno 4/5 take per tenerne due, di cui uno sicuramente buono. Su questa base aggiungeremo i fiati e altre cose, ma di questo scriverò a fatto avvenuto...

"Nove metri" è la seconda canzone scelta per oggi. Parla della trapezista, un altro dei personaggi-attrazione del disco; donna bella, forte, abituata ad affrontare le difficoltà da sola, perchè gli amori che insegue le sfuggono di mano ogni volta che il circo cambia città.

L'abbiamo scritta relativamente da poco e suonata giusto una volta dal vivo; è un 6/8 con qualcosa di jazz, di struttura non complessa ma dalla linea vocale quasi proibitiva.
Il finale, vero "mostro" della canzone, è un salto progressivo di tre toni rispetto al tono d'impianto, scritto da Valentina: bellissimo e complicatissimo, soprattutto se affrontato dopo tutta una serie di cambi di registro.

Dopo aver tentato dei take falliti miseramente per errori di vario tipo, ci siamo concessi una pausa nella quale abbiamo registrato una video-intervista per promuovere la campagna Musicraiser legata al disco, con l'amico video-maker Saul Carassale e la provvidenziale presenza dell'altrettanto amico - e gran batterista - Valter Bono -, promosso intervistatore sul campo.

La pausa è servita distoglierci un pò dall'accanimento verso la canzone che fisiologicamente arriva in queste situazioni; in effetti, le due/tre riprese successive sono andate a buon fine, anche se resta sempre la possibilità che si decida di risuonare questo pezzo più avanti.

Come s'è capito, vogliamo fare le cose davvero per bene.

Non c'è due senza tre, ed ecco che arriva il turno di "Un pagliaccio", il pezzo che con "Un leone" ci ha portati sulla via del circo. In rete ne circola una versione dal vivo, visto che da quando l'abbiamo scritto non vedevamo l'ora di presentarlo alla gente questo clown che ci mostra cosa c'è dietro la maschera.

Il pezzo è veloce, una via di mezzo tra una marcia e un reggae, non complicatissimo - giusto un cambio di tempo e ritmo centrale -; ne registriamo una prima prova, non buona.

Ci prepariamo per un secondo tentativo ma fa capolino, dal piano, un suono tenuto, troppo tenuto per i miei gusti considerato che non ho il piede sul pedale; direi un suono tenuto e pari temuto: uno smorzatore non sta funzionando correttamente e non ne vuole sapere di sistemarsi nonostante i nostri tentativi.

Nulla da fare, serve l'accordatore.

Ma da un certo punto di vista va bene così: il paio di pezzi previsti è dentro, iniziamo ad essere stanchi, una pizza a casa e un pò di relax non ce li leva nessuno.

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